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Le petroliere esplodono Inchiesta - NOINAVI

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Le petroliere esplodono Inchiesta

Incidenti
Tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 accaddero tre disastrosi incidenti. Mactra, Marpessa e Kong Haakon 7 esplosero in navigazione. Queste navi erano delle superpetroliere nuovissime gestite da Compagnie di alto livello. Una di esse esplose durante il viaggio inaugurale.
L'evento inaspettato portò stupore e lo sgomento fra gli addetti ai lavori. In un mese gli investigatori riuscirono a determinare le cause dei sinistri.
Di seguito, le conseguenze dell'esplosione di nave petroliera da 60.000 TDW e product tanker da 10.000TDW.
Scoppio
Esplosione di nave cisterna
Una lunga sezione del ponte di coperta si è rovesciato di 180°.

Le immagini in bianco e nero di seguito riportate si riferiscono ad alcune esplosioni avvenute nel primo lustro degli anni'70, mentre quelle a colori sono avvenute al principio degli anni 2000.
Ponte parzialmente chiodato
Open deck
Deformazione del ponte dopo esplosione
Esplosione
Incendio a seguito di esplosione.
Fire
Effetti dell'esplosione e dell'incendio.
Wreck
Petroliera
L'esplosione della cisterna ha provocato l'apertura del fasciame laterale.
La prora e la poppa della nave reasyavano unite dalla sola coperta e dal solo fondo della nave.
L'inchiesta
 Quando: Durante le operazioni di cambio della zavorra, durante il lavaggiodelle cisterne,
  • Primo elemento: l' aria  è aspirata durante la discarica tramite le press-vac,
  • Secondo elemento: i gas di idrocarburi sono esalati dai residui e fondami impompabili,
  • Conseguenze: I vapori di idrocarburi mescolati all'aria, in atmosfera non controllata, generano la miscela infiammabile,
  • Terzo elemento: il getto di acqua calda erogata a 60°C, con una pressione superiore a 10 bar produce goccioline e nebbie che si caricano di energia elettrostatica,
  • Conseguenza finale: l’energia  delle cariche accumulate nelle fprmazioni nebbiose chiude il “triangolo del fuoco”, si scarica con la potenza di un fulmine, ne consegue l'esplosione e l'incendio dei vapori combustibili.
Nubi
Ipotesi dell'esplosione
Formazione di cariche elettrostatiche dovute ad attrito.
Lo scorrimento di un fluido in un collettore genera cariche elettrostatiche. I drenaggi elettrici soddisfano allo scopo. L'acqua calda crea formazioni nebbiose che si caricano elettrostaticamente come fossero nubi. Come le nubi scatenano scariche elettriche di altissima intensità, che possono far esplodere una miscela infiammabile.
Continuità elettrica
Drenaggi elettrici
E' necessario evitare nella maniera più assoluta l'accumulo di cariche elettriche. Tutti gli elementi non saldati allo scafo della nave debbono essere collegati elettricamente ad essa.
Azioni da intraprendere
Come noto, l'esplosione prima e l'incendio dopo sono la conseguenza di tre fattori che si combinano.
Vapori emessi dal combustibile, comburente ed energia: i tre elementi del triangolo del fuoco. P4er interrompere la catena di reazione, è sufficiente eliminare uno dei componenti il triangolo.
  • Combustibile: Non è possibile eliminarlo, in quanto è propriamente l'oggetto della pulizia delle cisterne;
  • energia; per quanto si faccia per controllarla, non è sicuro il risultato:
  • comburente: non è possibile eliminarlo completamente, ma si può ridurre la sua presenza al di sotto del limite inferiore di esplosività.

L'unico elemento deln triangolo del fuoco su cui si poteva interagire, era il comburente. Impossibile eliminarlo, ma si sarebbe potuto abbatterlo come si faceva per gli incendi con la CO2.
Non disponendo di impianti fissi di CO2 adeguati, si riesumò un sistema inventato negli anni trenta.
All'epoca si era pensato di ridurre l'ossidazione delle cisterne del carico abbattendo l'ossigeno dell'aria in esse contenuto.
All'epoca si pensò di utilizzare i gas combusti delle caldaie, che in teoria avrebbero dovuto contenere solo CO2.
La tecnologia dell'epoca,per certi versi alquanto rozza, non portò al  risultato atteso. Le corrosioni aumentarono per l'elevata presenza  di zolfo che, in presenza di umidità,  generava acido solforico. Le corrosioni invece di diminuire aumentarono e l'impianto del gas inerte  cadde in disuso.
A seguito dei gravi incidenti si ridisegnò l'impianto con successo.
ISGOTT ed OCIMF
disegnarono per primi il diagramma con il campo di esplosività degli odrocarburi (vedi in fondo)  per i vapori di idrocarburi delle petroliere.
Quali provvedimenti si sarebbero potuti adottare?
L'atmosfera delle cisterne delle navi esplose, avevano un contenutodi vapori da petrolio ed ossigeno, che si allocava nel campo di esplosività.  Nelle more, verificati per bene i drenaggi elettrici, per limitare la generazione di vapori d’acqua e nebbie, si decise di non riscaldare l’acqua di lavaggio. L’espediente non offriva, però, le necessarie garanzie di sicurezza.
Per impedire che si formasse il triangolo del fuoco sarebbe stato necessario rimuovere almeno uno dei tre elementi. Non potendo rimuovere ne il combustibile, ne controllare l’energia, l’attenzione si spostò sul comburente.
Le cisterne delle petroliere degli anni ’30, si corrodevano profondamente, in conseguenza dell’alternanza carico o acqua di mare durante il viaggio in zavorra. Si pensò di eliminare l’ossidante, per mezzo di un impianto di sostituzione dell’aria, utilizzando i gas di scarico delle caldaie. Si sarebbe così introdotta nelle cisterne anidride carbonica durante la fase di discarica, in luogo all’aria  entrante dalle valvole del vuoto. Il risultato non fu conforme alle attese. I sistemi dell'epoca non erano poi così avanzati da dare i risultati attesi. Il lavaggio dei fumi non era in grado di rimuovere adeguatamente i contenuti di zolfo che si condensavano in combinazione all’umidità. L’acido solforico prodotto, corrodeva le strutture ancor più gravemente dell’ossidazione da ossigeno. La brillante idea fu accantonata, ma rimase latente. Qualcuno ,quarant’anni dopo, pensò di riesumare quell’idea per ridurre la presenza di ossigeno in cisterna ed eliminare la casualità delle esplosioni. La migliorata tecnologia consentì di produrre gli impianti con le caratteristiche desiderate.
ISGOTT
L'ISGOTT (International Safety Guide for Oil Tankers and Terminal) ha elaborato per prima il diagramma di esplosività di un gas di petrolio greggio in funzione della percentuale di ossigeno residuo nell'ambiente.
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